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180. La dottrina dei tremila regni in un singolo istante di vita

RSND, VOLUME II

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Luogo sconosciuto, 1258. Indirizzata a Destinatario sconosciuto

Perché il Sutra del Loto è superiore a tutti gli altri sutra? Perché questo sutra contiene le dottrine della triplice contemplazione in un’unica mente e dei tremila regni in un singolo istante di vita.

    Il Bodhisattva Re della Medicina apparve nel mondo nel paese della Cina, sotto il nome di Gran Maestro T’ien-t’ai e si illuminò a queste dottrine. Ma, pur avendo esposto molte dottrine differenti in opere come Il significato profondo del Sutra del Loto in dieci volumi, Parole e frasi del Sutra del Loto in dieci volumi, La meditazione sulla percezione della mente, I fondamenti della concentrazione e della visione profonda, commentari al Sutra di Vimalakirti, Le quattro meditazioni, e L’insegnamento della pratica della meditazione, in esse non spiegò la dottrina dei tremila regni in un singolo istante di vita, ma si limitò semplicemente a discutere le dottrine relative ai cento mondi e ai mille fattori.

      Poi, nell’estate del suo cinquantasettesimo anno, circa nel quarto mese, in un luogo chiamato tempio Yü-ch’üan, a Ching-chou, egli espose al suo discepolo, il Gran Maestro Chang-an, un’opera in dieci volumi intitolata Grande concentrazione e visione profonda.

        Nei primi quattro volumi dell’opera egli non rivelò ancora il segreto e trattò solo dei sei stadi della pratica e delle quattro forme di meditazione. Ma, nel quinto volume, egli espose i dieci oggetti di meditazione, le dieci meditazioni e la dottrina dei tremila regni in un singolo istante di vita, asserendo che la vita in ogni istante è dotata di tutti i tremila regni.

          Duecento anni dopo, il Gran Maestro Miao-lo affermò nel suo commentario su quest’opera: «Sappiate che nella nostra vita e nel suo ambiente in un singolo istante vi sono tremila regni. Perciò, quando si raggiunge la via del Budda, ci si mette in armonia con questo principio fondamentale, e la nostra vita, corpo e mente, in un singolo istante pervade l’intero regno dei fenomeni»1.

            Queste dottrine dei tremila regni in un singolo istante di vita e della triplice contemplazione in un’unica mente si basano sui dieci fattori o dieci talità, elencate nel primo volume del Sutra del Loto, nel passo che tratta essenzialmente dei cento mondi e mille fattori, e dei tremila regni.

              Riguardo alla triplice contemplazione in un’unica mente, le altre scuole di Buddismo la considerano equivalente alla parola nyoze, che significa talità, ovvero essere così.2 Ma questo è un errore perché non rende conto dei due princìpi [della vacuità e dell’esistenza temporanea]. Esse commettono questo errore perché non comprendono l’interpretazione esposta da T’ien-t’ai e Nan-yüeh.

                Nella nostra scuola seguiamo l’interpretazione esposta nei commentari di T’ien-t’ai, che dà tre letture di ciascuno dei dieci fattori. Il leggerli tre volte produrrà grande beneficio.

                  La prima lettura, zesonyo, “questo aspetto è così” indica che ciascuno dei dieci fattori, come l’aspetto, la natura, l’entità e il potere “è così”. Qui la parola nyo, o così, rappresenta il principio della vacuità. E per questa ragione sappiamo che tutti i Dieci mondi sono caratterizzati dalla verità della vacuità. Riflettendo su questa lettura giungiamo a comprendere che noi stessi non siamo altro che i Tathagata [Così Giunti] dal corpo di ricompensa, gli ottantaquattromila insegnamenti e la saggezza.

                    La seconda lettura, nyozeso, “aspetto così”, o aspetto come questo, indica l’aspetto manifestato dalla forma del proprio corpo. Tutti questi aspetti sono temporanei e, poiché lo stesso vale per tutti i dieci fattori, dall’aspetto, alla natura, all’entità, al potere e così via, ciò significa che tutti i Dieci mondi sono caratterizzati dalla verità dell’esistenza temporanea. Riflettendo su questa lettura, giungiamo a comprendere che noi stessi non siamo altro che Tathagata dal corpo di manifestazione. Ciò si chiama anche emancipazione.

                      La terza lettura, sonyoze “l’aspetto è così” si riferisce alla Via di mezzo, al Budda dal corpo del Dharma. Riflettendo su questa lettura giungiamo a comprendere che noi stessi non siamo altro che Tathagata dal corpo del Dharma. Ciò si chiama anche la Via di mezzo, la natura essenziale dei fenomeni, il nirvana e l’estinzione tranquilla.

                        Queste tre letture rappresentano i tre corpi, il corpo del Dharma, il corpo di ricompensa e il corpo di manifestazione; le tre verità della vacuità, dell’esistenza temporanea e della Via di mezzo; e le tre virtù del corpo del Dharma, della saggezza e dell’emancipazione.

                          Questi tre corpi del Tathagata non sono in alcun modo qualcosa di estraneo a noi. Piuttosto dovremmo capire che noi stessi non siamo altro che le entità fondamentali dotate delle tre virtù, i Budda dell’illuminazione originale, che possiedono i tre corpi in un singolo corpo. Quando capiamo questo possiamo essere chiamati Tathagata, santi, illuminati. Quando non capiamo questo, siamo chiamati persone comuni, comuni esseri viventi o persone in uno stato di illusione.

                            [A causa del mutuo possesso dei Dieci mondi] gli esseri viventi in ciascuno dei Dieci mondi possiedono tutti i Dieci mondi e perciò abbiamo un totale di cento mondi. Ciascuno di questi cento mondi possiede i dieci fattori e così si giunge a mille fattori. Ciascuno di questi mille fattori possiede i tre regni, il regno degli esseri viventi, dell’ambiente e delle cinque componenti, e così si giunge a tremila regni.

                              Le forme e gli aspetti manifestati nei cento mondi rappresentano tutti il principio dell’esistenza temporanea e quindi riguardano la verità dell’esistenza temporanea. I mille fattori rappresentano tutti il principio della vacuità e quindi riguardano la verità della vacuità. I tremila regni rappresentano tutti il principio del corpo del Dharma e quindi riguardano la verità della Via di mezzo.

                                Anche se le dottrine implicate qui sono molte, alla fine si riducono tutte alle tre verità. Queste tre verità si possono chiamare il Tathagata dai tre corpi, o entità fondamentale delle tre virtù.

                                  I primi tre dei dieci fattori sono il Tathagata dell’illuminazione originale. Essi si combinano con i restanti sette fattori per formare una singola entità, che è priva di dualismi o distinzioni, definita coerenza dall’inizio alla fine. Ciò che si definisce “inizio” è la natura [manifesta] di Budda, e ciò che si definisce “fine” è la Buddità che non è ancora stata manifestata, cioè la condizione dei nove mondi. Il termine “coerenza” indica che non sussiste alcuna distinzione tra il Tathagata dell’ultimo stadio della perfetta illuminazione e noi persone comuni allo stadio di essere Budda in potenza. Questo è ciò che si chiama coerenza, o grande saggezza del Sutra del Loto che vede l’uguaglianza di tutti gli esseri.

                                    I primi tre dei dieci fattori rappresentano il Tathagata dell’illuminazione originale. Quando qualcuno ha ottenuto la comprensione del Tathagata dell’illuminazione originale, è un Budda di perfetta illuminazione. La persona [che incarna il Tathagata dell’illuminazione originale] diventa così il padre e la madre di questo [Budda di] perfetta illuminazione, e il Budda è il figlio che la persona dà alla luce.

                                      Il primo volume di Grande concentrazione e visione profonda dice: «La concentrazione non è altro che la madre del Budda e la visione profonda non è altro che il padre del Budda»3.

                                        Supponiamo per esempio che ci siano dieci persone e che tutte abbiano dei tesori ammassati nei rispettivi depositi. Ma, non essendo consapevoli di avere questi tesori nei loro depositi, esse sono sul punto di morire di fame o di freddo. Tra queste dieci però c’è una persona particolarmente intelligente che si risveglia e capisce come stanno le cose. Le altre nove sono del tutto incapaci di farlo e devono essere illuminate dalla persona intelligente che mostra loro come mangiare o come farsi imboccare.

                                          Il primo volume di Annotazioni su “Grande concentrazione e visione profonda” afferma: «I due termini “concentrazione e visione profonda” rappresentano l’entità che deve essere percepita da chi ascolta gli insegnamenti». Chi non ascolta gli insegnamenti non comprenderà il vero significato di “coerenza dall’inizio alla fine”.

                                            Spesso il bambino è superiore per molti riguardi al genitore. Così Ch’ung-hua4 trattava il padre con grande rispetto, sebbene quest’ultimo fosse ostinato e testardo, e in tal modo si fece una reputazione di uomo degno e saggio. Liu Pang5, il governatore di P’ei, persino dopo essere diventato imperatore continuò a tributare obbedienza a suo padre e a trattarlo con grande rispetto. Il padre, oggetto di tanto rispetto, non era degno di essere chiamato sovrano; piuttosto era il figlio, che lo rispettava, la persona che avrebbe meritato di essere onorata come sovrano.

                                              Allo stesso modo, anche se il Budda è la prole, è lui che ottiene l’illuminazione perché è saggio, mentre le persone comuni, anche se sono i genitori, sono ignoranti e sciocche e non hanno ancora ottenuto l’illuminazione.

                                                Le persone che non comprendono il principio in questione criticano queste affermazioni, sostenendo che equivalgono a “calpestare la testa del Budda Vairochana”, ma questo è un errore grossolano.

                                                  Riguardo alla triplice contemplazione in un’unica mente, c’è la triplice contemplazione che viene svolta in stadi successivi e la triplice contemplazione che non implica stadi, ma non entrerò nei dettagli della questione.

                                                    Quando una persona ha completamente padroneggiato questa triplice contemplazione, comprende che, come dice il Sutra della Ghirlanda di fiori: «Nel triplice mondo c’è solo questa unica mente».

                                                      T’ien-t’ai ha affermato: «Le varie acque entrano nel mare»6. Cioè il Budda, noi stessi e tutti gli altri esseri viventi, nella nostra natura essenziale, siamo identici e privi di distinzioni; questa è la grande saggezza dell’uguaglianza. Il termine “uguaglianza” può essere inteso nel significato di “universale” o “omnicomprensivo”.

                                                        Queste dottrine della triplice contemplazione in un’unica mente e dei tremila regni in un singolo istante di vita non si trovano in nessun altro sutra. Perciò, se non si incontra il Sutra del Loto, come è possibile conseguire la Buddità?

                                                          Gli altri sutra spiegano l’esistenza dei sei mondi, degli otto mondi o dei dieci mondi, ma non chiariscono il mutuo possesso di questi vari mondi. Ma quando, grazie al Sutra del Loto, meditiamo istante per istante sulla triplice contemplazione in un’unica mente e sul principio dei tremila regni in un singolo istante di vita, allora giungiamo a comprendere che noi stessi siamo i Tathagata dell’illuminazione originale. Allora le nuvole dell’ignoranza si aprono e la luna della natura essenziale dei fenomeni emerge splendente. Ci risvegliamo dai sogni dell’illusione e la tonda luna dell’illuminazione originale è visibile in tutto il suo splendore. Capiamo che questa forma carnale ricevuta alla nascita dai nostri genitori, questo corpo limitato dalle illusioni e dai desideri, non è altro che il Tathagata che è sempre esistito e che durerà in eterno.

                                                            Questo è ciò che si chiama il conseguimento della Buddità nella propria forma presente, la realizzazione che le illusioni e i desideri non sono altro che illuminazione e che le sofferenze di nascita e morte non sono altro che nirvana.

                                                              Allora, quando puntiamo lo sguardo sul mondo fenomenico, vediamo che tutte le cose si conformano all’unico principio della Via di mezzo, e che il Budda e gli esseri viventi sono un’unica cosa. Questo è ciò che T’ien-t’ai intende quando scrive nel suo commentario: «Non vi è un colore o una fragranza che non siano la Via di mezzo»7.

                                                                Vediamo allora che tutti i mondi delle dieci direzioni sono la Pura Terra della Luce Tranquilla. Dove si possono trovare dunque le pure terre del Budda Amida o del Budda Maestro della Medicina? Questo è ciò che il Sutra del Loto intende quando afferma: «Ma che questi fenomeni siano parte di una Legge immutabile, che le caratteristiche del mondo siano costanti e immutabili»8.

                                                                  Possiamo chiederci se, pur senza recitare il sutra, sia possibile conseguire la Buddità semplicemente soltanto attraverso la meditazione sulla mente come la terra9. Il fatto è che la meditazione sui tremila regni in un singolo istante di vita e il metodo di meditazione conosciuto come triplice contemplazione in un’unica mente sono contenuti nei cinque caratteri di Myoho-renge-kyo. E anche questi cinque caratteri, Myoho-renge-kyo, sono contenuti nelle singole vite di ciascuno di noi. Così afferma il commentario di T’ien-t’ai: «Questo Myoho-renge-kyo rappresenta l’interno del deposito segreto dello stato originale, l’illuminazione ottenuta dai Tathagata delle tre esistenze»10.

                                                                    Quando recitiamo questo Myoho-renge-kyo, il Budda dell’illuminazione originale presente nelle nostre vite diventa manifesto. I nostri corpi e le nostre menti sono paragonabili al deposito degli insegnamenti, e la parola myo è paragonabile al sigillo [che permette l’apertura del deposito]. Così afferma il commentario di T’ien-t’ai: «Rivelare l’interno del deposito segreto: questo è chiamato myo, o meraviglioso. Definire la corretta relazione tra il provvisorio e il vero: questo è definito ho, o la Legge. Additare l’illuminazione originale ottenuta dal Budda nel remoto passato: questo è paragonato a ren, o loto. Chiarire la perfetta via della non dualità di provvisorio e vero: questo è paragonato a ge, o fiore. La voce svolge l’opera del Budda e questo è chiamato kyo, o sutra»11.

                                                                      E il commentario afferma inoltre: «Myo è un termine usato per lodare la Legge che va oltre l’ordinaria comprensione. Myo è anche la Legge dei Dieci mondi e dei dieci fattori, la Legge che è sia provvisoria sia vera»12.

                                                                        Recitare il daimoku, o titolo, del Sutra del Loto è lo stesso che praticare la meditazione. Le persone ignoranti possono trovare che questo sia difficile da credere. Ma nel secondo volume di Grande concentrazione e visione profonda di T’ien-t’ai c’è un passo «sulla recitazione e il silenzio», nel quale la parola “recitazione” si riferisce alla recitazione del Sutra del Loto e “silenzio” alla pratica della meditazione o contemplazione. E inoltre, nel primo volume di Il significato dei quattro insegnamenti, T’ien-t’ai afferma: «[Pratiche come la recitazione] lungi dall’essere un inutile spreco di sforzi, sono essenziali per riuscire ad afferrare il principio in questione».

                                                                          Il Gran Maestro T’ien-t’ai era una reincarnazione del Bodhisattva Re della Medicina e nei suoi commentari discute i meriti della recitazione del sutra e quelli della meditazione. Tanto per cominciare, nei suoi commentari definisce quattro criteri per interpretare le parole e le frasi del Sutra del Loto e cioè, cause e condizioni, insegnamenti correlati, insegnamenti transitori e originali, e osservazione della mente. Ma le persone che non comprendono l’importanza di questi quattro tipi d’interpretazione probabilmente applicheranno un solo tipo d’interpretazione, rivolgendo tutta la loro attenzione al modo in cui un passo è in relazione con gli insegnamenti transitori e originali oppure al modo in cui un passo è in relazione con l’osservazione della mente.

                                                                            Nel Sutra del Loto, troviamo la dottrina affermata direttamente, la troviamo insegnata attraverso similitudini, e la troviamo insegnata attraverso una spiegazione delle cause e delle condizioni nel passato. Nei passi in cui la dottrina è affermata direttamente, viene esposto lo scopo originale per il quale i Budda appaiono nel mondo, la strada diretta con la quale tutti gli esseri viventi possono conseguire la Buddità. E il daimoku rappresenta la causa e la condizione che permette non solo a noi, ma a tutti gli esseri viventi di avanzare direttamente verso il luogo dell’illuminazione.

                                                                              Perciò T’ien-t’ai nel primo volume del suo Significato profondo afferma: «Tutte le piccole pratiche di bontà sono radunate insieme e si trova la propria destinazione nell’ampiezza e nella vastità dell’unico veicolo»13. Con “ampiezza e vastità” egli intende che tutti gli esseri viventi senza eccezione saranno guidati a questo obiettivo.

                                                                                Anche se questo obiettivo può essere definito come lo scopo originale per il quale una singola persona, Shakyamuni, fece la sua apparizione nel mondo, tuttavia tutti gli esseri nello stadio di illuminazione quasi perfetta e negli stadi inferiori dovrebbero ricercarlo e dovrebbero avere fede in questo sutra, il Loto. Perché questo sutra è lo scopo originale per il quale i Budda appaiono nel mondo.

                                                                                  La scuola Zen onora la pratica della meditazione, o osservazione della mente, come lo scopo originale per il quale i Budda appaiono nel mondo, quando in realtà è solo un aspetto dei quattro criteri menzionati in precedenza. Se la meditazione sui tremila regni in un singolo istante di vita e la triplice contemplazione in un’unica mente fossero davvero il cuore e il nucleo del Sutra del Loto, allora i dieci fattori sarebbero stati menzionati nel daimoku, o titolo, del sutra. Ma naturalmente il daimoku è semplicemente Myoho-renge-kyo e quindi non c’è bisogno di ulteriori discussioni.

                                                                                    Inoltre la scuola Zen dei giorni nostri si definisce una “trasmissione separata al di fuori dei sutra”, ma, allo stesso tempo, cita le parole del Sutra della Perfetta illuminazione, anche se presumibilmente dovrebbe aver scartato tutti questi sutra. E visto che fa così, non ha alcuna voce in capitolo per intromettersi su ciò che riguarda il Sutra del Loto, il sutra del vero insegnamento.

                                                                                      Le persone sapienti possono praticare sia la recitazione del sutra sia la meditazione. Quelle ignoranti possono semplicemente recitare il daimoku, perché così facendo si conformeranno al principio del sutra.

                                                                                        Questo Myoho-renge-kyo è un termine che designa la natura essenziale delle nostre menti o, più in generale, la natura essenziale delle menti di tutti gli esseri viventi, il fiore di loto bianco a otto petali. Le parole del Budda stesso ci insegnano ciò. Dal tempo senza inizio fino al presente, questi nostri corpi hanno trasmigrato attraverso il regno di nascita e morte in uno stato di illusione rispetto alla natura essenziale della mente che è contenuta in questi corpi. Ma, ora che abbiamo incontrato il Sutra del Loto e recitiamo il daimoku che rappresenta il Tathagata dell’illuminazione originale che possiede i tre corpi in un singolo corpo, il Tathagata diventa manifesto. Nella nostra esistenza presente realizziamo la comprensione interiore e il conseguimento della Buddità; ciò è chiamato conseguimento della Buddità nella nostra forma presente.

                                                                                          E quando moriamo i nostri corpi emaneranno una luce. Questo è ciò che si chiama attività diretta all’esterno associata con il conseguimento della Buddità. Questo è ciò che il Sutra del Loto intende quando dice: «in un’esistenza futura potranno diventare dei Budda»14.

                                                                                            «Quando per brevità si cita soltanto il daimoku, o titolo, si sottintende che vi sia contenuto l’intero sutra»15. Ciò significa che una recitazione del daimoku è equivalente a una recitazione dell’intero sutra.

                                                                                              Quando recitiamo Myoho-renge-kyo, il Tathagata della natura essenziale delle nostre menti diventa manifesto e il suono che giunge agli orecchi degli altri spazza via le colpe che essi hanno accumulato nel corso di innumerevoli asamkhya di kalpa. Quando essi rispondono con gioia, anche solo per un momento, conseguono la Buddità nella loro forma presente. Che ci credano o no, il seme è stato piantato, sta maturando e grazie a esso conseguiranno immancabilmente la Buddità.

                                                                                                Il Gran Maestro Miao-lo afferma: «Sia che uno accetti gli insegnamenti sia che li rifiuti, essi sono penetrati nei suoi orecchi e in tal modo egli ha stabilito una relazione con loro. E dunque, sia che aderisca sia che si opponga ad essi, alla fine, grazie a questo legame, riuscirà a raggiungere la liberazione»16.

                                                                                                  E io, Nichiren, dichiaro che queste parole, «sia che uno accetti gli insegnamenti sia che li rifiuti» e «sia che aderisca sia che si opponga ad essi», costituiscono un passo che vale la pena di incidere nel proprio cuore. Questo intende il Sutra del Loto quando dice: «Fra coloro che ascoltano la Legge [nemmeno uno mancherà di conseguire la Buddità]»17. Qui si parla di coloro che «ascoltano la Legge». Ma, se avesse inteso riferirsi a coloro che conseguono la Buddità attraverso la meditazione avrebbe detto: «Fra coloro che meditano sulla Legge».

                                                                                                    Secondo l’interpretazione di T’ien-t’ai, i dieci fattori sono equivalenti ai Dieci mondi. Questi Dieci mondi sorgono nella vita in ciascun momento, e così emergono gli esseri viventi dei Dieci mondi.

                                                                                                      Questi dieci fattori rappresentano Myoho-renge-kyo. Questo mondo di saha è una terra in cui si raggiunge la via attraverso la facoltà dell’udito e, come ho osservato in precedenza, [il Gran Maestro Miao-lo afferma]: «Sappiate che nella nostra vita e nel suo ambiente in un singolo istante vi sono tremila regni». È chiaro allora che i corpi di tutti gli esseri viventi comprendono i cento mondi, i mille fattori e i tremila regni.

                                                                                                        Perciò gli esseri viventi i cui orecchi vengono toccati dal daimoku sono esseri viventi che acquisteranno meriti. E quando parliamo di tutti gli esseri viventi questa categoria include piante ed alberi, cocci e sassi. (Sia gli esseri senzienti che quelli insenzienti). Riguardo alle piante e agli alberi La lama di diamante afferma: «Una pianta, un albero, un sasso, un granello di polvere: ciascuno di essi ha la natura di Budda, ciascuno è dotato di causa ed effetto, della facoltà di manifestare e della saggezza per comprendere tale natura di Budda».

                                                                                                          E, all’inizio del capitolo “Maestro della Legge” del Sutra del Loto, si legge: «[Re della Medicina, vedi in questa grande assemblea] innumerevoli esseri celesti, re draghi, yaksha, gandharva, asura, garuda, kimnara, mahoraga, esseri umani e non umani, così come monaci, monache…? Ebbene, a tutti costoro che ascoltano un verso o una frase del Sutra del Loto della Legge meravigliosa e nella mente ne gioiscono anche solo per un istante, io predico il conseguimento della suprema perfetta illuminazione»18.

                                                                                                            Le parole “esseri non umani” si riferiscono a tutti quegli esseri senzienti al di fuori del mondo degli esseri umani che possiedono una mente. E se essi sono inclusi, a maggior ragione lo saranno coloro che appartengono al mondo degli esseri umani.

                                                                                                              Se i devoti del Sutra del Loto svolgono le proprie pratiche religiose così come insegna il sutra, allora ciascuno di essi, senza eccezione, conseguirà sicuramente la Buddità nella sua esistenza presente. Facendo un’analogia, se si seminano i campi in primavera e in estate, si è comunque certi che, presto o tardi, entro l’anno si mieterà il raccolto.

                                                                                                                I devoti del Sutra del Loto appartengono a tre categorie, superiore, media e inferiore, a seconda delle loro capacità, eppure tutti otterranno immancabilmente l’illuminazione in una singola esistenza. Così il primo volume di Significato profondo afferma: «Che abbiano capacità superiori, medie o inferiori, tutti riceveranno una profezia di conseguimento della Buddità».

                                                                                                                  Coloro che ricercano il conseguimento della Buddità unicamente attraverso la contemplazione della mente stanno seguendo un approccio unilaterale. E ciò è ancor più vero di coloro che praticano il tipo di meditazione seduta Zen e parlano di “trasmissione separata al di fuori dei sutra”.

                                                                                                                    Nel capitolo “Maestro della Legge” del Sutra del Loto il Budda afferma: «Re della Medicina, sebbene molte persone, che abbiano o no abbandonato la famiglia, pratichino la via del bodhisattva, se non sono desiderose di vedere, ascoltare, leggere, recitare, copiare, abbracciare e fare offerte al Sutra del Loto, sappi che tali persone in realtà non stanno ancora praticando la via del bodhisattva in modo appropriato. Ma le persone che possono ascoltare questo sutra sono in grado di praticare la via del bodhisattva in modo appropriato»19.

                                                                                                                      Se il sutra intendeva che si può conseguire la Buddità attraverso la sola contemplazione della mente, allora perché avrebbe parlato di “vedere, ascoltare, leggere, recitare”? Per questo sutra la sola ed unica base della pratica è “ascoltare”.

                                                                                                                        In questo sutra, il Loto, le persone malvagie, le donne, le persone dei due veicoli, e gli icchantika non sono discriminati. Così, come dice il sutra: «Hanno tutte raggiunto la via del Budda»20. Questa si chiama anche la grande saggezza dell’uguaglianza.

                                                                                                                          Quando qualcuno ha udito l’insegnamento del sutra secondo il quale bene e male non sono due cose distinte, e giusto e sbagliato sono una cosa sola, allora ottiene l’illuminazione interiore e consegue la Buddità. Perciò questo si chiama conseguimento della Buddità nella propria forma presente. E poiché una persona ottiene l’illuminazione in una singola esistenza, si chiama perfetta illuminazione in un’unica esistenza.

                                                                                                                            Anche se certe persone possono non essere consapevoli del principio in questione, se recitano il daimoku, proveranno la gioia che può essere condivisa solo fra Budda. Questo intende il sutra quando dice: «Certo io ne gioirò e così faranno tutti gli altri Budda»21.

                                                                                                                              Anche se si possiede una medicina fatta di centinaia, migliaia di ingredienti, se non la si beve, non si potrà mai curare la propria malattia. Anche se vi sono ricchezze nel proprio deposito, se non si sa come aprirlo, si può patire la fame; anche se si ha la medicina in seno alla veste, se non si sa come berla, si può morire. E questo è vero anche dei benefici del Sutra del Loto, che sono come quelli del gioiello che esaudisce i desideri descritto nel capitolo “Cinquecento discepoli”.

                                                                                                                                Se, insieme alla contemplazione della mente, si recita il sutra, allora naturalmente si acquisiranno questi benefici. E, anche senza praticare la meditazione, come ho spiegato in precedenza, quando si recitano le parole «Questa realtà consiste di zesonyo (questo aspetto è così)…» la parola “così” rappresenta il principio di vacuità. Perciò la vacuità dell’aspetto, della natura, dell’entità, del potere e così via, acquisita dalla propria vita attraverso il karma delle passate esistenze, degli ottantotto tipi di illusioni del pensiero e degli ottantuno tipi di illusioni del desiderio inerenti ad esse, la vacuità di tutti questi è il corpo di ricompensa del Tathagata.

                                                                                                                                  Quando si recitano le parole «Questa realtà consiste di nyozeso (“tale aspetto” o “aspetto come questo”)…» questo è il principio dell’esistenza temporanea. Perciò l’aspetto, la natura, l’entità, il potere e così via acquisiti dalla propria vita attraverso il karma delle passate esistenze, insieme con le illusioni innumerevoli come i granelli di polvere e di sabbia inerenti a esse, tutti questi sono il Tathagata dal corpo di manifestazione.

                                                                                                                                    E quando si recitano le parole «Questa realtà consiste di sonyoze (l’aspetto è così)…», questo è il principio della Via di mezzo. Di conseguenza, l’aspetto, la natura e così via acquisite dalla propria vita attraverso il karma, così come tutte le illusioni sulla vera natura della vita inerenti a esse, sono spazzati via e si aprono, rivelando di non essere altro che il Tathagata dal corpo del Dharma.

                                                                                                                                      Quando si legge il passo sui dieci fattori in questi tre differenti modi, ciò rappresenta il principio dei tre corpi in un singolo corpo, il singolo corpo che comprende i tre corpi. Sebbene siano divisi in tre, essi sono davvero una cosa sola; sebbene vengano postulati come uno, al tempo stesso sono tre.

                                                                                                                                          Cenni Storici

                                                                                                                                          Nichiren Daishonin scrisse La dottrina dei tremila regni in un singolo istante di vita nel 1258. Quello stesso anno aveva già scritto Il significato dei sacri insegnamenti della vita del Budda, nel quale afferma: «Discuterò più specificamente il principio dei tremila regni in un singolo istante di vita in un’altra occasione» (p. 64).

                                                                                                                                          In seguito scrisse anche Sul principio dei tremila regni in un singolo istante di vita e Sui dieci fattori. Complessivamente questi scritti forniscono un approfondimento ampio e dettagliato del principio dei tremila regni in un singolo istante di vita.

                                                                                                                                          All’epoca del Daishonin, la scuola Tendai giapponese aveva distorto le dottrine di T’ien-t’ai sulle quali Dengyo aveva basato la scuola da lui fondata. Alcuni preti Tendai sostenevano che la pratica della meditazione esposta da T’ien-t’ai, in particolare modo nella sua opera Grande concentrazione e visione profonda, cioè l’osservazione, o contemplazione della mente, fosse superiore alla pratica sia dell’insegnamento transitorio sia dell’insegnamento originale del Sutra del Loto. Pertanto ritenevano necessario rifiutare la pratica del Sutra del Loto e praticare esclusivamente la contemplazione della mente. D’altro canto, gli aderenti della scuola Zen, fondata in Cina da Bodhidharma e divenuta sempre più popolare nel Giappone dell’epoca, predicavano esclusivamente la “meditazione seduti” Zen. Per i maestri Zen questa pratica era addirittura superiore alla meditazione insegnata da T’ien-t’ai.

                                                                                                                                          Vista la crescente influenza di queste idee, il Daishonin sentì la necessità di confutare, sulla base di una comprensione corretta degli insegnamenti di T’ien-t’ai, l’opinione errata che la meditazione da sola costituisce la via che conduce alla Buddità.

                                                                                                                                          Il Daishonin inizia dichiarando che la superiorità del Sutra del Loto sugli altri sutra è dovuta in particolare al fatto che esso contiene due insegnamenti: la triplice contemplazione in un’unica mente e il principio dei tremila regni in un singolo istante di vita.

                                                                                                                                          Egli osserva che il principio dei tremila regni si basa sui dieci fattori, tradotti anche come “dieci talità”, esposti nel secondo capitolo del Sutra del Loto “Espedienti”. Il Daishonin presenta tre modi di leggere i dieci fattori, collegando ogni fattore al termine “tale”, o “così è” (giap. nyoze) in tre diversi modi.

                                                                                                                                          Secondo il Daishonin, queste tre letture corrispondono alle tre virtù del Budda (corpo del Dharma, saggezza ed emancipazione), alle tre verità (vacuità, esistenza temporanea e Via di mezzo), e ai tre corpi (corpo di ricompensa, corpo di manifestazione e corpo del Dharma) che insieme costituiscono l’unico corpo del Tathagata dell’illuminazione originale. Il significato di queste tre letture è che il proprio corpo è identico ai tre corpi che costituiscono l’unico corpo del Tathagata, il Budda.

                                                                                                                                          Inoltre, il Daishonin sostiene che il principio del mutuo possesso dei Dieci mondi corrisponde alla verità dell’esistenza temporanea, il principio dei mille fattori alla verità della vacuità, e i tremila regni alla verità della Via di mezzo. Egli descrive come i dieci fattori mostrino che non vi è distinzione tra il Budda e le persone comuni, e che il rapporto tra i due è paragonabile al rapporto che lega genitore e figlio. Il Budda, egli afferma, è come il figlio nato dalle persone comuni.

                                                                                                                                          In merito alla domanda se si possa o meno conseguire la Buddità attraverso la sola meditazione, il Daishonin afferma: «Il fatto è che la meditazione sui tremila regni in un singolo istante di vita e il metodo di meditazione conosciuto come triplice contemplazione in un’unica mente sono contenuti nei cinque caratteri di Myoho-renge-kyo», e che recitare Myoho-renge-kyo è la pratica essenziale per il conseguimento della Buddità.

                                                                                                                                          Il Daishonin prosegue confutando le affermazioni errate degli studiosi Tendai e dei preti Zen, i quali sostengono che la pratica buddista corretta è costituita dalla meditazione. A questo proposito il Daishonin dice: «Questo mondo di saha è una terra in cui si raggiunge la via attraverso la facoltà dell’udito», mettendo così in luce l’importanza di “udire la Legge” sottolineata dal Sutra del Loto. Inoltre, dal punto di vista del Sutra del Loto che afferma che “tutti gli esseri viventi” sono in grado di conseguire la Buddità, la frase “tutti gli esseri viventi” include ogni cosa, senziente o insenziente, viva o morta. Se ciò è vero, allora tutti coloro che praticano come il sutra insegna conseguiranno senza alcun dubbio la Buddità in questa esistenza. Il Daishonin conclude sottolineando nuovamente il significato delle tre diverse letture dei dieci fattori.

                                                                                                                                          Note

                                                                                                                                          1. Annotazioni su “Grande concentrazione e visione profonda”.
                                                                                                                                          2. La parola nyoze rappresenta la verità della Via di Mezzo.
                                                                                                                                          3. Nel primo volume di Grande concentrazione e visione profonda non c’è questo passo; esiste però un passo simile nel quinto volume.
                                                                                                                                          4. Ch’ung-hua, più noto come imperatore Shun, è un leggendario sovrano saggio dell’antica Cina.
                                                                                                                                          5. Liu Pang, noto anche come imperatore Kao-tsu, era il fondatore della dinastia Han (202 a.C.-220 d.C.). Anche se suo padre non aveva svolto alcun ruolo nella fondazione della dinastia, Liu Pang lo trattava con grande rispetto e lo onorava come se fosse il sovrano. Vedi anche Liu Pang nel Glossario.
                                                                                                                                          6. Il significato profondo del Sutra del Loto, nel quale T’ien-t’ai cita le parole di Nagarjuna: «Quando le varie acque entrano nel mare tutte acquisiscono un unico sapore salato».
                                                                                                                                          7. Grande concentrazione e visione profonda.
                                                                                                                                          8. Il Sutra del Loto, cap. 2, p. 86.
                                                                                                                                          9. “Mente come la terra” è un termine che paragona la mente al terreno, o terra. Secondo il volume otto del Sutra dell’Osservazione della mente come la terra, proprio come la terra produce i cosiddetti cinque tipi di cereali e cinque tipi di frutti, così dalla mente originano i cinque stadi: 1) di chi sta ancora imparando; 2) di chi non ha più nulla da imparare; 3) di chi si risveglia da solo; 4) dei bodhisattva; 5) dei Tathagata.
                                                                                                                                          10. Prefazione di Chang-an a Significato profondo di T’ien-t’ai.
                                                                                                                                          11. Ibidem.
                                                                                                                                          12. Prefazione di T’ien-t’ai a Significato profondo. “Provvisoria” in questo passo si riferisce ai nove mondi e “vera” indica il mondo di Buddità. «La Legge che è sia provvisoria sia vera» significa che la Buddità è inerente ai nove mondi e che i nove mondi sono inerenti alla Buddità.
                                                                                                                                          13. Ibidem.
                                                                                                                                          14. Il Sutra del Loto, cap. 2, p. 81.
                                                                                                                                          15. Annotazioni su “Parole e frasi del Sutra del Loto”.
                                                                                                                                          16. Ibidem.
                                                                                                                                          17. Il Sutra del 5Loto, cap. 2, p5. 85
                                                                                                                                          18. Ibidem, cap. 10, p. 231.
                                                                                                                                          19. Ibidem, p. 236.
                                                                                                                                          20. Ibidem, cap 2, p. 83.
                                                                                                                                          21. Ibidem, cap. 11, p. 255.
                                                                                                                                          La Biblioteca di Nichiren
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                                                                                                                                          buddismo e società
                                                                                                                                          volo continuo
                                                                                                                                          esperia

                                                                                                                                          © Soka Gakkai. © Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. | Via di Bellagio 2/E 50141 Firenze FI | C.F. 94069310483 | P.I. 04935120487 | Privacy & Cookie Policy.

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